21 Settembre 2020

ACLI AREZZO: L'APERTURA DEL DORMITORIO ARRIVA, ANCORA UNA VOLTA, IN RITARDO

02-12-2018 15:18 - NEWS ACLI TOSCANA - territorio
Le Acli ritenevano necessario anticipare il servizio di accoglienza prima dell’arrivo del vero freddo
Pur ringraziando i volontari, l’associazione invita l’amministrazione ad assumere personale stabile

L’apertura del dormitorio avverrà, ancora una volta, in ritardo rispetto all’arrivo del vero freddo. A
sostenerlo sono le Acli di Arezzo che avevano avanzato l’esigenza di anticipare l’accoglienza almeno dai primi
giorni di novembre per fornire un più prolungato supporto alle esigenze dei senzatetto, chiedendo
all’amministrazione di dimostrare la volontà di potenziare il servizio rispetto all’anno precedente. Pur non
condividendola, l’associazione prende atto della dichiarazione dell’assessore di non farne un luogo aperto per 365
giorni all’anno, ma ritiene comunque doveroso prevederne un’attivazione più ampia rispetto ai soli quattro mesi
tra dicembre e aprile per andare a prevenire futuri fatti drammatici legati al freddo e per fornire una risposta
concreta a problematiche abitative, di povertà e di solitudine che non si limitano ai soli mesi emergenziali.
Rivolgendo il proprio plauso a coloro che volontariamente e gratuitamente hanno scelto di dedicare il proprio
tempo e le proprie notti al dormitorio, le Acli invitano l’amministrazione a stanziare ulteriori risorse per dotarlo
anche di personale preparato, maggiormente pronto a rispondere ai bisogni degli ospiti e capace di monitorarne
eventuali percorsi di recupero e di reinserimento. La presenza dei volontari appare al momento come un
requisito essenziale e vitale per la struttura, dunque un investimento in risorse umane da affiancargli potrebbe
rappresentare il primo passo per consolidarla e per iniziare a progettarne un più alto numero di mesi di apertura.
«Occorre maturare una maggiore sensibilità verso le persone in difficoltà e in povertà - commenta Stefano Mannelli, presidente
delle Acli di Arezzo, - crescendo umanamente e diventando più capaci di leggere le problematiche sociali. Arezzo non può e non
deve essere soltanto la città del Natale con i suoi mercatini e la sua ruota panoramica: lo spirito cristiano è fatto anche da tutte quelle
attenzioni che siamo in grado di mettere in campo verso i più sfortunati e i più bisognosi».
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