10 Luglio 2020

FAP ACLI TOSCANA: CONSUMI AL MINIMO STORICO, ITALIA A RISCHIO DEFLAZIONE

22-01-2015 19:08 - NEWS ACLI TOSCANA - territorio
Ripartire dal potere di acquisto dei salari

Qualcuno parla di ripresa, del miglioramento del clima di fiducia che risulterebbe in recupero, supportato dal miglioramento dei giudizi sulla situazione economica del Paese, per la prima volta da oltre un triennio, delle valutazioni sulle condizioni economiche delle famiglie e sulle prospettive del mercato del lavoro.
Eppure questa fotografia, scattata dall´Istat non corrisponde a quello che potremmo definire un nuovo impulso per la ripresa.

I consumi sono purtroppo al palo e l´indice inflattivo al netto degli alimentari freschi e dei beni generici, è un chiaro segnale di quanto sia ancora lento il processo per uscire dalla recessione.
Da noi succede che un italiano su tre non arriva con il proprio reddito a fine mese, lo fa sottraendo risorse al proprio risparmio, il che sta a significare un´inversione di tendenza, perché fino a qualche anno fa l´Italia era un Paese di risparmiatori, oltre che di santi, naviganti e poeti.
Il rischio deflazione è alle porte e rischia di compromettere il processo di sviluppo tanto auspicato: se non cambierà qualcosa nel breve periodo le aziende si troveranno costrette a diminuire i prezzi di vendita, con gli inevitabili effetti discorsivi sulla domanda, sulla produzione nonché sull´occupazione e sul costo del lavoro.

E´ urgente ripensare ad un nuovo modo di fare economia restituendo innanzitutto il potere di acquisto ai salari per rilanciare i consumi, favorire la ripresa del Pil e La creazione di nuovi posti di lavoro.
Possiamo iniziare per esempio accogliendo il monito dell´Ocse sulla riduzione dei carichi fiscali sui redditi di lavoratori dipendenti e pensionati. Tanti sono i ritardi accumulati in tal senso, considerato che l´unica vera riforma fiscale fu quella operata nel 1973, anno nel quale fu introdotta l´Iva e si passò così alla dichiarazione dei redditi così come la conosciamo adesso: da allora ad oggi non si è fatta più alcuna vera riforma fiscale. Si è lasciato andare tutto come ben sapete: non sono state toccate alcune aree di evasione, aree che avrebbero dovuto essere sottoposte a tassazione , cosa che sarebbe stata utile per il nostro Paese, se fosse stata fatta negli anni in cui c´era qualcosa da tassare.

E´ altrettanto prioritario recuperare in termini di competitività considerato che nel 2013 l´Italia ha perso l´1,7% secondo le ultime stime della BCE calcolate sulla base dell´inflazione complessiva. Occorre investire in quei settori nei quali in passato siamo stati detentori di primato, a cominciare per esempio dai comparti che necessitano ora più che mai di essere sostenuti. Esiste poi la necessità che vengano rivalutati i settori dei vecchi mestieri nel suo complesso: è urgente un´azione di sistema che sappia invertire la tendenza deflattiva con azioni diversificate a partire dalla questione fiscale. E´ improcrastinabile produrre una riduzione dei carichi fiscali: vedremo che cosa saprà fare in questo ambito il governo, se sarà in grado di realizzare un alleggerimento dei carichi fiscali, oppure se di questa cosa si continuerà solo a parlare senza realmente affrontarla.

Esiste un problema di occupazione dei giovani e di occupazione delle donne. Esiste un problema di rioccupazione degli over 45, che sono spesso dimenticati da tutti, ma che sono un segmento di lavoro il quale, nel momento in cui perde lì´occupazione, non riesce più ad avere ulteriori opportunità, perché le aziende cercano di assumere dei giovani con un minore carico di oneri.
Nel confronto che dovrà essere fatto prima o poi tra Governo e Sindacato e che finora è mancato, noi siamo per rilanciare il ragionamento della partecipazione.
Nello scenario globale un dato importante è rappresentato dal fatto che gli iscritti al Sindacato, come si desume da una ricerca estesa a tutti i Paesi Ocse, in Italia in questi anni hanno fatto registrare una sostanziale tenuta.

Siampo convinti di poter contribuire fattivamente alla ripresa economica; l´unico modo per dimostrarlo è quello di riprendere posizione intorno ad un tavolo concertativo.
Alla contrattazione lasciamo il compito di interpretare le esigenze dei lavoratori e dei pensionati che in questi ultimi anni hanno pagato a caro prezzo il costo della crisi, nella peggiore della ipotesi perdendo il posto di lavoro gli uni, nella migliore accedendo ai percorsi di sostegno al reddito senza alcune garanzie sulle prospettive future.

Il Sindacato del terziario c´è ed affronta consapevolmente le evoluzioni economiche e del mercato del lavoro. Vogliamo essere anche noi, al fianco dei lavoratori e dei pensionati, i protagoniste della ripresa.

Il Segretario Regionale FAP Acli
Paolo Formelli
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