12 Dicembre 2018

FAP ACLI TOSCANA: DUE PROPOSTE CULTURALI ALLA PERGOLA DI FIRENZE

06-12-2018 09:31 - NEWS ACLI TOSCANA - territorio
Un capolavoro di Shakespeare dal profilo enigmatico fin dal titolo Misura per misura che
fa riferimento probabilmente al concetto evangelico che saremo giudicati con il
metodo(misura) con cui noi abbiamo giudicato.
Inoltre è una commedia cupa che ha i connotati di una tragedia che ha come fil rouge
l’ambiguità.

Misura per misura, una produzione Teatro Stabile di Verona, Fondazione Teatro della
Toscana, Estate Teatrale Veronese. con Massimo Venturiello per la regia di Paolo Valerio
al Teatro della Pergola di Firenze fino a domenica 9 dicembre.

Il gusto shakeasperiano delle ambiguità delle macchinazioni, dei travestimenti e
dell’agnizione si destoricizzano per divenire problematiche universali
”Il tempo presente e il tempo passato, forse presenti nel tempo futuro - osserva il regista
Paolo Valerio - segnano un mondo immobile, destinato a perdersi o a salvarsi.
Questo malessere umano, oltre tutti i limiti possibili, oltre la farsa, oltre l’ironia, diventa
gioia e dolore di un luogo immaginario ma così reale e vicino, dove la forza dell’amore e
della bellezza silenziosa forse trionferanno sulla schiavitù della paura e dell’istinto.
Per ritornare a sognare, nonostante tutto.”

Un’ opera complessa fin dalla sua natura di tragicommedia che lascia aperti numerosi
interrogativi: quelli del rapporto fra diritto e giustizia, tra morale individuale e solidarietà
“Il lavoro – afferma Valerio – si concentra sulla figura del Duca di Vienna immaginando il
protagonista, Massimo Venturiello, come un regista: ha predisposto delle telecamere che
scrutano il mondo durante la sua assenza, in una sorta di grande Truman Show al
contrario. È un macabro gioco di teatro nel teatro, che racconta la grande umanità
dell’opera di Shakespeare, in cui la commedia porta spesso alla tragedia.”

.In un’ambientazione che non è collocabile in un tempo definito, tra fascinazione del male,
egoismo e perdita dei valori. La trama vuole che il Duca, stanco dei vizi e degli eccessi
che ammorbano la sua città, decida di allontanarsi, affidandone la guida ad Angelo, uomo
coscienzioso e apparentemente morigerato, che assume la carica di governatore..
il mondo di tensioni, cupezze e incertezze non è molto diverso da quello in cui viviamo
oggi. La crisi dell’ordine sociale è assolutamente contemporanea e gli attori contribuiscono
alla storia portando la loro verità.

“Il potere che cambia l’animo umano è il tema portante di questo spettacolo. Inoltre, la
distribuzione degli attori e la scelta del cast è stata assolutamente fondamentale, anche
perché si tratta di un testo difficilissimo, dalle infinite sfumature. Quest’idea del potere ha a
che fare molto, per esempio, con il Duca e Angelo Hanno un rapporto simile a quello di
altri due famosi personaggi shakespeariani: sono come Jago e Otello, le due facce della
stessa medaglia.

Un nuovo libro su Francesco Guccini

“ Non ho mai detto che a canzoni […] si possa far poesia canta Guccini nell’ “Avvelenata”.
Invece, ha prodotto vera poesia e spero che continui a produrne. Mi auguro che il ritorno in
sala d’incisione con Roberto Vecchioni preluda anche a una ripresa della sua attività di
autore..
Concordo, quindi, con Gabriella Fenocchio filologa e studiosa di letteratura italiana del
Novecento che ha curato il recente libro “Francesco Guccini –Canzoni” edito da Bompiani
e analizzando i testi di ben 43 canzoni di Guccini mostrandoci i segreti stilistici, ritmici,
retorici nascosti tra i versi afferma che questi testi possono autonomamente e a buon
diritto collocarsi nel panorama poetico del Novecento italiano.“
Un’ antologia con note ai versi e significativi commenti che svelano come la sapiente
tessitura compiuta da Guccini contribuisca in modo fondamentale a suscitare emozioni.
L’apparato di note esplicative è un aspetto assai rilevante perché Guccini mostra un
“serbatoio ricchissimo” di vocaboli, da quelli di uso quotidiano a espressioni alte oppure
appartenenti a età trascorse, con numerose citazioni letterarie .
.E un rilevante contributo è stato apportato dagli autografi di Guccini, in particolare delle
prime stesure di cui si riportano alcune foto.
Nei commenti alle canzoni si ritrovano poi alcune costanti del pensiero di Guccini : il
dubbio, la provvisorietà, che evita le insidie della retorica. E si evoca il “volto misterioso
e inconoscibile delle cose” che - scrive la Prof Fenocchio- “si unisce al motivo “del
trascorrere del tempo che nella vita “rende tutto provvisorio e precario”.Questi concetti affrontati nel libro mi hanno ricordato la prima intervista che mi rilasciò
Francesco Guccini nel novembre 1981.

Nella mitica Via Paolo Fabbri 43 il cantautore mi
parlò di una canzone che aveva appena scritto : Shomèr ma mi-llailah? (quanto resta
della notte?- una frase da un versetto di Isaia) canzone poi inserita all’inizio dell’album del
1983 e nella quale si esortava a chiedere sempre, a cercare la luce oltre il buio.
Ricordo che considerai questa immagine come metafora delle delusioni del post ’68 e
degli anni ’70 segnati da una grave crisi economica e politica. Guccini fece, invece,
riferimento a qualcosa di più ampio e profondo ovvero alla crisi della nostra civiltà già
enunciata nel precedente album con Bisanzio “ sospesa fra due mondi e fra due ere” .

Disse che la realtà non è mai monolitica, con una sola chiave di lettura e mi fece notare
che, non a caso, nelle sue canzoni ad ogni affermazione segue sempre un ma, un
oppure e che in Shomèr ma mi-llailah? si sottolinea che ci fa vivi il bisogno di sapere, di
chiedere, anche se sono domande a cui non si può rispondere.
Tornando al libro, merita rilevare che ognuno dei 43 testi riportati è corredato di note ma
anche di commento che analizza come l’autore ha costruito il componimento poetico.
Troviamo l’ esposizione del contesto socio culturale delle varie canzoni ma anche di come
la canzone s’inseriscono nella poetica di Guccini, di quali sono i riferimenti letterari (da
Borges ad Allen Ginsberg, da Seneca a Montale per citarne solo alcuni). Inoltre, dalla
struttura dei versi si comprendono molte altri aspetti. Ad esempio, il libro rileva la forza
che assume in Auschwitz il triplice “io chiedo”.

Io chiedo, come può un uomo / Uccidere un suo fratello
Io chiedo quando sarà /Che l'uomo potrà imparare/ A vivere senza ammazzare

Che Guccini –aggiungo io- ha cantato nei concerti con particolare vigore. Tra l’altro, nella
lettura multimediale che la nostra mente fa sempre quando si tratta di testi musicali, la
ripetizione degli accordi conferisce alle parole un pathos ossessivo e angosciante.
Quindi più che “burattinaio di parole” come si autodefinisce, lo definirei “architetto” di
parole e musica che suscitano sentimenti ed emozioni, vere opere d’arte. Ho citato due
fra le canzoni più note ma voglio ricordare anche altre come Autogrill, che introduce in
un’atmosfera onirica, in una sorta di dimensione parallela o la struggente malinconia di
Samantha o di Farewell.
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