20 Ottobre 2020

IL VICE PRESIDENTE NAZIONALE ACLI STEFANO TASSINARI COMMENTA L´ITER DELLA LEGGE DI RIFORMA DEL TERZO SETTORE

01-07-2015 13:38 - NEWS ACLI TOSCANA - territorio
Abbiamo chiesto al Vice Presidente nazionale Stefano Tassinari che rappresenta le Acli nel Forum del Terzo settore di fare il punto sull´iter del disegno di legge delega per la riforma del terzo settore Questo il testo del suo articolato intervento che affronta dettagliatamente le varie problematiche.

A che punto sono i lavori parlamentari ?

Il testo è ora alla Commissione Affari costituzionali del Senato. Intanto ci si chiede se altri temi all´ordine del giorno, tra i quali la riforma del Senato stesso, non rischino di ritardare l´iter del provvedimento.
Il relatore, Stefano Lepri, ha di fatto proposto una serie di punti, peraltro molto approfonditi e interessanti, che paiono andare nella direzione di ulteriori emendamenti. Sicuramente un lavoro attento potrebbe in breve tempo farne tesoro.
È molto importante chiarire e definire meglio alcuni aspetti che rischiano di portare a provvedimenti che potrebbero contraddire nei fatti gli obiettivi di fondo della riforma che, va ricordato, vuole definire una cornice più chiara ed evoluta di che cos´è il Terzo Settore, anche per contrastare e allontanare esperienze che nulla devono averci a che fare, e promuoverne il valore e l´iniziativa, agevolandone l´attività con una semplificazione delle norme e con forme di sostegno.

Uno dei punti cruciali è la definizione di Terzo settore, finora controversa

Per quanto riguarda la definizione di Terzo Settore, e quindi gli adempimenti e le forme di controllo per rientrarci, occorre insistere sull´idea che occorra, in un mondo che al suo interno è profondamente eterogeneo, saper ritagliare ´´abiti su misura´´ a seconda dei soggetti, tenendo presente non solo la dimensione, ma la presenza o meno di attività commerciali o di impresa e l´uso di risorse pubbliche, specie se derivanti da convenzioni con la Pubblica Amministrazione.
Va considerato che, secondo il censimento ISTAT, il 33% degli enti ha entrate fino a 5000 euro, i 2/3 non raggiungono i 30.000 e solo il 15% supera i 100.000. Se un abito si rivela infatti troppo stretto si finisce per irrigidire e quindi sfavorire, se invece è troppo largo, ci si muove in modo scomposto. Fabbricare abiti in modo standardizzato è però una soluzione rischiosa vista appunto la varietà non solo di soggetti, ma di contesti, situazioni e azioni che di fatto determinano il senso stesso di una esperienza di Terzo Settore.
Per questo a partire dai decreti, e proseguendo con le forme di osservazione e controllo, va costruito un coinvolgimento attivo dei soggetti che rappresentano il mondo del Terzo Settore, e non concepire la legge come una fotografia statica, che rischierebbe anche di invecchiare in pochi anni.
Da questo punto di vista occorre migliorare le parti del testo che oggi sembrerebbero voler risolvere tutto evocando severità e rigore. Per esempio evocare ´´efficacia ed efficienza´´ a proposito dell´amministrazione mette in pace le coscienze del legislatore, ma di fatto apre a norme e decreti che potrebbero chiedere a tutti indistintamente procedure e verifiche pari a quelle di tante imprese. In particolare va anche menzionato il fatto che la presenza di attività commerciali svolte in modo prevalente direttamente richiedano il configurarsi di una impresa. Qui il passaggio è rischioso perchè potremmo trovarci domani nella situazione che anche solo vendere un gelato in oratorio ti porti ad adempimenti e controlli eccessivi. L´insieme di questi e altri passaggi se trovassero nei decreti una interpretazione analogamente eccessiva determinerebbero un quadro nettamente in contraddizione con quanto dichiarato alle orgini della riforma. In questo modo moltissime associazioni e circoli in cui l´amministratore è un volontario e già si fa fatica mandare avanti le cose, toccati anche dalla crisi economica, finirebbero per dover fare i conti con richieste contabili eccessive. Diversamente chi, per esempio, dietro la parvenza di circolo vuol nascondere un´attività di lucro, spenderebbe qualche soldo in più di commercialista, abbondantemente ripagato dalla chiusura di veri circoli. Attenzione che anche tenere loglio e buttare il grano è un modo per separare il grano dal loglio.
Sarà invece molto importante che si guardi meno alla forma e più alla sostanza, predisponendo forme adeguate, su misura, e non pesanti, di rendicontazione che sia anche sociale, e che venga appunto graduata, come saggiamente richiamato in altre parti del testo.

Tra gli altri aspetti significativi della relazione di maggioranza?

Altri aspetti importanti riguardano la riforma dei Centri Servizi per il Volontariato. Positivo il richiamo di Lepri ad una apertura alle realtà di Terzo Settore che non sono Organizzazioni di Volontariato, per la parte di volontariato che le anima, soprattutto nel caso delle Associazioni di Promozione Sociale. Pur riconoscendo la specificità del volontariato organizzato che non prevede la possibilità di essere contemporaneamente soci dipendenti, non si può negare che il volontariato anima, anzi deve animare tutto il mondo del Terzo Settore. Altro aspetto della norma attuale che non aiuterebbe, ma snaturerebbe i Centri Servizi nel coltivare la propria vocazione originaria è attribuire loro ruoli di autocontrollo delle piccole organizzazioni. L´autocontrollo deve essere una cosa seria, una assunzione di responsabilità, e non un servizio che si appalta all´esterno.

Uno di questi riguarda l´impresa sociale


Rispetto all´impresa sociale il testo prevede la possibilità di remunerazione del capitale e la ripartizione degli utili, ma che ciò avvenga in analogia alle cooperative a mutualità prevalente. È fondamentale che non avvenga solo in analogia, ma nei limiti delle cooperative a mutualità prevalente, perchè solo in questo caso vi sarebbe una vera non lucratività. Diversamente l´impresa sociale risulterebbe una qualifica non solo per le realtà di Terzo Settore, ma anche per imprese profit. Fare chiarezza appunto, non significa non riconoscere che anche il profit ha, anzi deve avere, a norma di Costituzione, un risvolto sociale. Ma aprire il Terzo Settore a parte di possibile attività che non siano non lucrative rischia di definire una cornice di nuovo labile. La chiarezza nel delimitare l´impresa sociale come solo esperienza di Terzo Settore e, come tale, in alcun modo lucrativa, aiuterebbe invece nella direzione di importanti collaborazioni con il mondo profit, proprio perchè è più chiaro il ruolo di ognuno.

Quali altri aspetti su cui sarebbe opportuno intervenire?

E´ da menzionare il Servizio Civile, soprattutto laddove il testo dimentica di richiamare tra i criteri di definizione la difesa non armata della patria, lasciando così da parte uno dei pilastri sui quali è nata e si sviluppa questa esperienza. Non solo occorre rimarcare la necessità che la difesa della patria non sia solo un compito professionale, ma possa svolgersi con forme diverse e non armate da parte dell´intera cittadinanza.
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