09 Maggio 2021

INTERVISTA A EMILIANO MANFREDONIA NUOVO VICEPRESIDENTE VICARIO DELLE ACLI NAZIONALI

31-05-2016 00:58 - NEWS ACLI TOSCANA - territorio
di Gabriele Parenti

Il recente Congresso nazionale delle Acli esorta al cambiamento. Quali le sfide da affrontare?


Per noi delle Acli la sfida è costruire dialoghi e azioni solidali partendo dalle relazioni personali, dal servizio alle comunità, fino alla capacità d´incidere sulla vita pubblica, facendoci attori di fraternità. La fraternità è una dimensione comunitaria fondamentale, ci aiuta a creare un´umanità autentica intessuta da relazioni positive, ci riporta a vivere il presente avendo come misura i piccoli e gli ultimi: quelli che non hanno voce e non hanno mezzi.
Fra le nostre responsabilità c´è anche quella di avviare azioni che non si limitino a informare, ma che educhino al cambiamento in quell´ottica che il Papa chiama "di cittadinanza ecologica". Dobbiamo ritessere i fili della responsabilità e dell´etica pubblica coinvolgendo istituzioni, strutture sociali e famiglie e rimettendo al centro del nostro impegno quell´essere Movimento educativo e sociale inscritto nel nostro statuto.
Inoltre dovremo orientare la nostra attenzione ad una riforma strutturale delle politiche di welfare perché la sfida all´inclusione sociale sia una priorità nell´agenda politica del governo. E continuare fino in fondo la battaglia per arrivare alla realizzazione di misure di contrasto alla povertà

Quali i fattori precipui del cambiamento?


Il cambiamento sarà frutto dei processi che sapremo mettere in moto per scrivere una pagina nuova della nostra storia. Ecco perché dobbiamo sostenere con forza l´avvio di una nuova stagione di riforme nel Paese che rimetta al centro il tema del lavoro, dei diritti sociali e della partecipazione democratica, dobbiamo essere capaci di riaprire un dibattito politico sullo sviluppo integrale del Paese, di lottare in modo concreto contro l´esclusione e per l´accoglienza, di riconoscerci come un´Associazione internazionale che, dentro una prospettiva di pace, contribuisca a costruire un´Europa diversa. Per tutti questi motivi il cammino che ci attende non può prescindere dal recuperare quel riconoscimento e quell´autorevolezza degni della storia delle Acli.

Ma qual è l´idea di fondo del nuovo impegno associativo ?


Ho preso le mosse dall´idea che le Acli si costruiscono insieme, nel rispetto della nostra storia, ma anche nel segno del cambiamento, facendo tesoro dell´esperienza di donne e uomini che hanno creduto in un progetto condiviso, mettendo al primo posto l´importanza e l´urgenza di ridisegnare il futuro delle Acli senza personalismi. Quindi in occasione del Congresso non mi sono candidato per dividere ma per valorizzare e recuperare l´unità di tutte le esperienze associative, anche quelle che oggi sono più mortificate.

E sul piano operativo delle attività sociali?


L´associazione deve avere la capacità di scoprirsi nuovamente incubatore di imprese sociali per incoraggiarne la creazione. La riforma del Terzo Settore può essere una spinta per costituire o rilanciare imprese, azioni di inclusione o prossimità, servizi di welfare e start up sociali. E proprio a partire dalle nostre imprese e dal loro valore sociale dobbiamo dare vita ad una nuova passione e ad un forte impulso capace di promuovere un welfare generativo orientato al riconoscimento dei diritti sociali avviando processi di formazione, riqualificazione, orientamento e accompagnamento al lavoro in grado di rendere autonomo chi oggi è oggetto di politiche di sostegno.

Quali punti programmatici consideri prioritari per il governo di un´associazione così complessa?


Ridare centralità ai territori e portare a termine la riforma promossa dall´Assemblea Straordinaria delle Acli. Inoltre, dobbiamo ridare alla Direzione Nazionale un ruolo centrale di guida politica attribuendo ai suoi componenti deleghe e gestione di specifici gruppi di lavoro che possano rimettere al centro l´Associazione. E soprattutto, investire su una classe dirigente diffusa, preparata e formata. Per questo è urgente tornare a svolgere una funzione di formazione che riappassioni i giovani alla politica e all´impegno sociale, che formi la futura classe dirigente delle Acli".

Nella tua relazione al Congresso hai usato l´espressione forte: "conversione"


Le Acli sono chiamate ad una "conversione", a dare un senso al percorso di vita e di impegno di ognuno alla luce della fede. Nel nostro sentirci piccoli peccatori, dobbiamo riscoprire il senso di essere comunità, sostenendoci reciprocamente; è il momento di valorizzare chi agisce con umiltà e silenzio operando dove è chiamato ad essere testimone coerente dell´ora presente..

Tra i tuoi nuovi incarichi c´è anche quello di Presidente del Patronato Acli. Quali linee individui per questo importante servizio sociale?

Nel campo del patrocinio sociale e dell´accompagnamento dei cittadini all´espletamento dei propri doveri fiscali o amministrativi, credo sia arrivato il tempo di cambiamenti. La stretta sui finanziamenti destinati ai Caf ed ai Patronati, "compensati" dall´opportunità di "vendere" ai cittadini le nostre consulenze o di aumentarne le tariffe, e per quanto ingiusta essa possa rivelarsi per l´utenza, in specie per quella appartenente alle categorie sociali più fragili, appare una decisione irreversibile, favorita anche dai processi d´informatizzazione della "macchina" statale e dalla spending review.
Da parte nostra, per la responsabilità che ci viene dall´essere i promotori del terzo Patronato e del terzo Caf del Paese, dovremo saper coniugare, nella migliore tradizione della nostra associazione, accoglienza e professionalità, attenzione alle persone che incontriamo e attenzione ai lavoratori (e ai loro diritti e doveri) e ai volontari, efficienza dell´organizzazione, "prezzi calmierati" e valorizzazione degli apporti gratuiti. Un mix non facile ma che, con cura ed intelligenza, sono sicuro riusciremo ad ottenere, con soddisfazione di tutti.

Come si inserisce il Patronato nel sistema associativo delle Acli?

I servizi sono un modo fondamentale di fare Acli. Anzi le Acli, nate inscindibilmente per aggregare e rispondere ai bisogni, non sarebbero se stesse senza questa loro presenza diffusa di assistenza, accompagnamento, tutela, formazione professionale ecc. Siamo consapevoli che occorre una forte collaborazione tra dirigenti associativi, tecnici, operatori, volontari e che molto del nostro futuro dipende dalla visione strategica che abbiamo sulle nostre opere.

I servizi sociali sono anche il veicolo di una nuova progettualità sociale delle Acli...

Dobbiamo dire con forza che una democrazia matura non lascia soli i propri cittadini nelle fasi cruciali della vita: la ricerca di un lavoro, una malattia o un infortunio, la nascita dei figli, la scelta delle forme di risparmio e previdenza, l´arrivo della pensione o i periodi di non autosufficienza, un ricongiungimento familiare o l´ottenimento della cittadinanza, solo per fare alcuni esempi. Tocca a noi riorganizzarci per continuare a camminare accanto alle famiglie in questi passaggi fondamentali: ripenseremo la nostra presenza - rendendola più interconnessa e sostenibile;
Soprattutto dobbiamo fare di questa nostra grande opera sociale un´occasione per ascoltare fatiche e desideri delle persone che incontriamo e farne oggetto della nostra proposta politica. Le "nostre" Acli non possono stare ferme, il cambiamento è nel nostro DNA. Dobbiamo cercare nuove vie di servizio, studiando la mediazione sociale, caratterizzandoci come incubatore sociale. E ripensare la metodologia di approccio con il cittadino.

Perché è importante vedere le Acli come sistema?


Perché una parte viva delle nostre Acli sono le nostre associazioni specifiche e professionali e i nostri soggetti sociali. In questi anni nei quali ho guidato il coordinamento delle associazioni specifiche abbiamo avviato percorsi di dialogo, ricercando sistemi di tesseramento comuni, andando a valorizzare e mettere in sicurezza l´operatività degli stessi.
Penso ad esempio alla collaborazione di Fap e Acli Terra con i nostri servizi, alle Acli Colf .o allo sviluppo di viaggi sostenibili promossi dal Cta. E´nella promozione delle arti espressive che si valorizzano i giovani e si cresce in cultura. E´ nella solidarietà sostenibile che si parte con Ipsia. E´ nella ricerca di uno sport che sia vero gioco che riusciamo a costruire fin da piccoli sentimenti di amicizia e rispetto. E´ nella ricerca e azione costante dei Giovani delle Acli e del Coordinamento Donne che troviamo quello spirito innovativo che ci farà attraversare il cambiamento.


Come si inserisce, in questo contesto nuovo, il ruolo dei Circoli?


La vita associativa dell´intero sistema Acli, parte dal Circolo, per questo lo vedo come un luogo aperto: aperto nel proprio paese, aperto nella comunità. Aperto sulla strada, sulla piazza. Essere quella "fontana del villaggio" alla quale tutti possano accedere per ristorarsi un po´, condividere, crescere, fare esperienza comunitaria e di servizio.

Anche il concetto di tessera se è vissuto come appartenenza esclusiva è fuorviante. Si dovrebbe pagare una tessera per almeno due motivi: testimoniare a tutti i valori che racchiude una associazione per la quale vale spendersi, e finanziarne iniziative di azione sociale.

Oggi, spesso, la tessera è vissuta come un peso. Se ce l´hai entri, se non ce l´hai non entri. Se la "compri" puoi accedere o meno ad un servizio, e magari "ti metto anche qualche sconto". Pensi alla tessera per la sua convenienza, valuti il costo in rapporto ai benefici economici. Ma la tessera che ti fa appartenere ad un club, sinceramente a me non interessa. Tutto questo rischia di farci perdere la gioia e la bellezza di stare in questa associazione. Ci fa perdere il senso del nostro agire. Per cambiare le Acli dobbiamo prima di tutto cambiare questo approccio alla vita associativa.

Quindi pensi anche a una nuova presenza delle strutture di base sul territorio...

Penso ad Acli attente alla crescita dei propri dirigenti territoriali. Acli che investono su nuove modalità di essere Circolo. Per questo immagino che si leghi l´azione politica al fare sociale. Se lottiamo per l´acqua pubblica, perché non ci facciamo promotori di fontanelle di acqua potabile? Se professiamo una finanza giusta, perché non realizziamo corsi di educazione finanziaria? Le nostre scuole non vengono incontro alle esigenze delle famiglie, perché non creare gruppi di doposcuola, corsi sulla genitorialità; o come fanno alcuni le piccole università, di vita condivisa? Cose semplici, ma straordinarie nello che ci fanno riscoprire la progettualità che da sempre le Acli sanno esprimere nei loro territori.
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