VITTORIO NARDINI, UNA GRANDE FIGURA DI ACLISTA CHE HA SEMPRE SAPUTO GUARDARE OLTRE

29-11-2015 17:41 -

di Gabriele Parenti

Ho conosciuto Vittorio Nardini circa 40 anni fa quando le Acli cercavano di risalire la china dopo la scissione ma erano profondamente divise al loro interno tra chi preferiva non procedere oltre sulla scelta del non collateralismo per tamponare la deriva scissionistica e coloro che invece, volevano andare oltre portando a compimento le ipotesi di Vallombrosa 1970.

Vittorio, allora presidente del Circolo di Grassina, fu elemento determinante nel mantenere una posizione che, riaffermando le scelte di autonomia, si opponeva ad ogni ipotesi di nuovi collateralismi.
Questa posizione, analoga a quella espressa a livello nazionale da Domenico Rosati, risultò vincente. Vittorio Nardini la portò avanti con la sua generosità, e con determinazione che insieme alla semplicità del suo stile di vita e alla speranza cristiana d´impronta lapiriana caratterizzavano la sua leadership.

Al Congresso nazionale di Bari del 1981 Vittorio fece il suo debutto come Presidente provinciale assumendo subito un ruolo significativo nella delegazione regionale. Il suo impegno costante vissuto con la sua consueta passione per riaccreditare le Acli nel contesto ecclesiale fu premiato quando, tra le prime province italiane e con vari anni di anticipo rispetto al livello nazionale, le Acli fiorentine ebbero nuovamente un assistente ecclesiastico. La presenza di Don Paolo Biasi che strinse con Vittorio una grande amicizia dette nuovo spessore culturale e nuovo impegno sul piano spirituale vissuto dai dirigenti e dalle strutture di base, dai Circoli, dove ,di conseguenza, tornò la presenza dei sacerdoti.

Dal 1987, la fiducia e la stima del nuovo presidente nazionale Giovanni Bianchi portò Vittorio nel Consiglio nazionale. Intanto però giungeva in porto la più importante intuizione di Vittorio Nardini. Con tenacia, coraggio, portò avanti, praticamente da solo, la ristrutturazione dei locali di Piazza Cestello, con lo storico teatro, in un quartiere simbolo di Firenze, quello di S.Frediano,e dette vita a un Circolo che è stato fin dall´inizio "sentinella del territorio", punto di riferimento del quartiere e di molte attività cittadine.

Alternandolo ai suoi impegni di presidente provinciale, con grande dedizione, per molti anni Vittorio Nardini ha svolto personalmente un importante attività di riqualificazione professionale dei detenuti di Sollicciano, e si è adoperato per l´inserimento lavorativo di ex detenuti. Uomo di profonda fede, di grande sensibilità sociale e di valori cristiani autenticamente vissuti, Vittorio si è sempre adoperato per alleviare situazioni di disagio sociale. Ed è stato maestro di vita di riflessione spirituale e di impegno sociale per nuove generazioni di dirigenti aclisti.
Nel 1992 fu proprio Vittorio Nardini che propose al Congresso la mia candidatura a presidente regionale. Nel periodo dei miei due mandati ebbi occasione di collaborare non Vittorio organizzando convegni che videro la presenza del card. Piovanelli dell´allora ministro (e poi presidente del consiglio)Enrico Letta, dell´on.Lapo Pistelli, e di vari parlamentari, oltre che dei presidenti nazionali Acli.

Tra l´altro, con la consueta lungimiranza, Vittorio "scoprì" la leadership di Luigi Bobba fin da quando questi era un giovane dirigente nazionale. Bobba (attualmente sottosegretario al Lavoro) si interessò molto alla sua attività con i detenuti di Sollicciano , alle iniziative per valorizzare lavori che rischiano di scomparire(come quello di rilegatore che Vittorio insegnava) e fu spesso a Firenze per presenziare alle iniziative Acli .
Siamo stati varie volte insieme a Roma alle riunioni Acli; ma mentre io prendevo l´autobus per Trastevere dove era la sede nazionale, lui ci arrivava a piedi con il suo stile di grande camminatore.
Dopo essere stato Presidente provinciale per 14 anni, Vittorio si è occupato appieno della sua "creatura", il Circolo di Cestello.

Tra le sue molteplici iniziative mi preme ricordare quelle dei convegni culturali sulle grandi figure del cattolicesimo fiorentino che aveva conosciuto e frequentato (Don Cuba,Don Bensi, Don Facibeni ) e di personaggi della vita culturale fiorentina del XX secolo come Bargellini e Papini.
Merita ricordare anche il suo impegno per le veglie di preghiera effettuate da Acli e Mcl vissute in spirito di fraternità cristiana dalle due associazioni.
Le Acli fiorentine ricordano nel trigesimo della morte un suo storico dirigente che è stato presente il 1 ottobre alla celebrazione dei 70 anni dell´associazione salutato da tutti gli intervenuti da un grande applauso e che ci ha insegnato a saper guardare oltre, ai tempi nuovi, e ad amare questa associazione che ha,appunto,saputo trasformarsi e precorrere i tempi. E questa intuizione di cogliere i mutamenti sociali, le nuove sfide, Vittorio l´ha sempre avuta in ogni sua età .